Lavoratori del Teatro: 'noi esempio vivente del dissesto'

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Da www.radiogold.it, Alessandria, 11.04.2013

Il sindaco di Alessandria, in occasione della conferenza stampa di presentazione della nuova giunta, è tornato ad affrontare anche la questione Teatro. "L'obiettivo primario è ridare alla città, entro il 2015, il teatro - ha spiegato Rita Rossa - con l'avvio di una ricerca di partnership tra pubblico e privato. Vorremmo infrangere il tabù per cui la cultura sia solo sempre e solo appannaggio del pubblico". Intanto il polo culturale giace nei giardini della stazione, svuotato del suo ruolo, aggrappato ai ricordi, ricordi che i 15 lavoratori tentano di rinfrescare con una battaglia continua e caparbia. I dipendenti del teatro oggi saranno a Roma per unirsi ai lavoratori delle partecipate e proveranno a riaccendere un occhio di bue sulle sorti della struttura, come ci ha spiegato Roberto Scarpa. Il tecnico del Teatro di Alessandria ha spiegato a Radio Gold le sue impressioni dopo l'intervento del primo cittadino proprio sugli obiettivi dell'amministrazioni rispetto al recupero del polo culturale: "noi, come teatro, abbiamo già dei piani che l'Asl e lo Spresal avevano approvato. Tuttavia miriamo ad avere un piano, peraltro già esaminato e approvato, di ripulitura almeno delle sale sottostanti del complesso: sala Zandrino, sala Ferrero, i locali per le conferenze e i due cinema. Vista la situazione però non ci sono i soldi per fare i monitoraggi quotidiani necessari a un cantiere di bonifica e quindi per mettere personale e mezzi. Se arrivassero un privato o del denaro, già domani, potremmo iniziare. Siamo anche disposti a metterci noi le mascherine e dare il nostor contributo per evitare di creare disavanzi ulteriori".
A questo punto speriamo solo che questa situazione finisca. Sappiamo di essere regolati dalla legge sul dissesto, inequivocabili e rigide. L'auspicio è che andando a Roma qualcosa di queste leggi possa cambiare."
Il timore dei lavoratori del teatro è che il complesso possa essere dimenticato: "non può diventare un monumento all'amianto, all'illegalità, all'irresponsabilità di chi ci ha messo mano. Non può finire così: con il cemento che si sgretola in mezzo ai giardini."
Il sindaco ha parlato di un coinvolgimento dei privati e secondo Paolo Scarpa potrebbe essere una soluzione. Tuttavia rimangono i dubbi: "non riesco a capire come si possa pensare ai privati mentre abbiamo Regione, Comuni, e così via che si sono tirati indietro. La nostra azienda andrà in liquidazione a fine mese e noi diventeremo lavoratori di nessuno. Se qualche privato poi possa far cambiare la situazione benvenga."
Poi l'amara considerazione: "tutte le pretese, le richieste di giustizia delle partecipate le condividiamo. Però ricordo anche che tutte queste aziende stanno vivendo un incubo. Noi lo abbiamo vissuto due anni e mezzo fa e si è trasformato in drammatica realtà. Abbiamo iniziato con un periodo in cui non sapevamo cosa sarebbe successo, poi un anno di cassa integrazione, rinnovata di tre mesi in tre mesi. E' stato fatto tutto quello che potevamo dire e fare, le nostre lacrime, le fiaccolate. L'incubo vissuto oggi dalle partecipate era la nostra realtà due anni e mezzo fa. Noi siamo passati dal clamore della cronaca a una quotidiana e abituale situazione di cassintegrati. Abbiamo paura ad andare a vedere nella cassetta delle lettere per il timore di trovare le bollette. Lavoriamo con tavoli da picnic e tessere telefoniche private. Ci manca solo il cappio al collo e poi abbiamo provato tutte le situazioni. Noi siamo l'esempio vivente del dissesto."
Oggi a Roma ci saranno anche i 15 lavoratori di quella struttura grigia ai giardini della stazione di Alessandria.

Fabrizio Laddago